2° Puntata dei Cavalieri del Pedale. Pubblicato il 21 settembre 2013

Tigri, cavalieri e bici…..destinazione Castel del Monte !

All’ alba della tappa per Castel del Monte, nell’ anno di grazia 2013, ricordando l’ amico Michele, prendo la penna e ricomincio dal tempo in cui Tito Livio, nella sua Ab Urbe condita, annuncia : ” Stamattina o Quiriti verso l’alba, Romolo, padre di questa citta’, è improvvisamente sceso dal cielo ed apparso davanti ai miei occhi mi ha detto: Va e riferisci ai Romani che il volere degli Dei è che la mia Roma diventi la capitale del Mondo ».
Rieccheggia nelle parole di Tito Livio il ” vigore littorio ” delle Centurie e Legioni romane.
Piu’ tardi nella Chanson de Geste saranno, ancora, a prevalere gli ideali di fedelta’ al Re con i gli esempi di dedizione eroica al sovrano incardinati sulla esaltazione dell’ amicizia tra uomini.
Anche Pausania, incantevole figura della letteratura greca, a suo modo, attraverso la ricerca della conoscenza suprema che ci fa superare i limiti della vita e ci riscatta dal timore della morte, perseguiva un Suo personale credo e, proprio per questo, rimpiangeva rievocandoli gli antichissimi giochi di Olimpia che ci insegnano l’ armonia e la grazia del corpo, la misura, la discrezione, il coraggio di sopportare tutto cio’ che è duro e penoso ma, soprattutto, ci regalano il piacere di avvolgere di bellezza ogni aspetto della nostra esistenza.
E si, occorre trovare una verita’ che esclude il dubbio e per questa vivere e, se necessario, morire.
E questo ci ricordano i piu’ di 100 anni dalla scomparsa di Emilio Salgari i cui romanzi hanno lasciato in generazioni di italiani un imprinting indelebile: il Big Bang di un’ emozione che verra’ ricordata nell’ eta’ adulta con commossa gratitudine. Ad un paese povero, immobile e depresso, che fatica, ora come allora, ad andare avanti, ha regalato il destino epico che avrebbe voluto per se stesso raccontando di un’ eterna giovinezza allo stato puro, ebbra della sua forza e del suo sangue caldo che si realizza solo nel furore della battaglia.
E cosi’ pensava Guiot di Provins: ” Perchè sono uomini di grande valore i Templari: da loro vanno i Cavalieri che hanno visto e sofferto “.
E a questo pensano Quellidelparco anche loro intenti, avvalendosi del codice etico dei Tre Moschettieri, dell’ atteggiamento impavido di Robin Hood e dell’ antimperialismo di Sandokan, ad edificare, dentro di se’, come idea, come mito di liberta’ la loro personale Monpracem ammaliati dal mitico Cavaliere che pare precederli e nella cui diafana figura si sono coagulati voglie e frenesie, aspirazioni e curiosita’, desideri e capricci di questa ” truppa in bici “. A cavallo dei propri mezzi, mirabile sintesi di ebrezza della solitudine e piacere della socializzazione, partono anche i nostri Eroi al seguito del loro Presidente in fuga dalla societa’ dello spreco e del rumore e guardandosi bene dal confondersi con la fretta, l’ ansia ed il fracasso del mondo ” gia’ compiuto “, quello degli adulti. Cosi’, nella loro incompiutezza, penseranno che tutto sia, ancora, possibile: se non proprio che una ninfa ” dai riccioli belli ” ricambi, prima o poi, un amore mai neppure pronunciato, aspirer anno con la loro fede e passione ad essere il perno di una possibile ” rivoluzione dolce ” per il il nostro mondo, nella loro marcia verso un nuovo ” umanesimo dei ciclisti ” in vista di una vita finalmente sostenibile…e a questo punto che parta pure la sfilata di tigri, cavalieri e…delle loro BICI…..

Pubblicato in I Cavalieri del Pedale
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